
Una domanda che mi viene posta molto spesso dai genitori è questa:
“Come possiamo dire a nostro figlio che andremo dalla psicologa?”
È una preoccupazione comprensibile. Molti genitori temono di spaventare il bambino, di farlo sentire “sbagliato” oppure di non trovare le parole giuste.
Nella mia esperienza clinica e nel lavoro di parent training con i genitori, uno degli aspetti più importanti è proprio come viene presentato al bambino il primo incontro.
Il modo in cui gli adulti parlano di questa esperienza può facilitare molto la sua collaborazione e la sua serenità.
La buona notizia è che non servono spiegazioni lunghe o complesse. I bambini comprendono meglio messaggi semplici, concreti e rassicuranti.
Prima di tutto è importante chiarire un punto fondamentale:
andare dalla psicologa non significa che il bambino “ha qualcosa che non va”.
Molto spesso i genitori chiedono una consulenza per:
aiutare il bambino a riconoscere e esprimere meglio le emozioni
accompagnarlo in momenti di cambiamento (per esempio l’inizio della scuola primaria, la nascita di un fratellino o sorellina, …)
affrontare difficoltà comportamentali o relazionali
offrirgli uno spazio dove giocare, raccontarsi e sentirsi ascoltato
Con i bambini piccoli il linguaggio principale non è la conversazione “da adulti”, ma il gioco, il disegno e le attività creative. Attraverso queste modalità il bambino può esprimere pensieri ed emozioni in modo naturale.
Per questo motivo è utile presentare l’incontro proprio come uno spazio di gioco e di conoscenza.
Quando parliamo con un bambino è utile utilizzare frasi semplici, concrete e facilmente immaginabili.
Ad esempio si può dire:
“Andiamo a incontrare una dottoressa che lavora con i bambini della tua età. Con loro fa giochi, disegni e attività per parlare dei pensieri e delle emozioni.”
Oppure:
“È una dottoressa che gioca con i bambini e li aiuta a capire meglio quello che sentono.”
Questo tipo di spiegazione funziona perché:
normalizza l’esperienza
mette al centro il gioco e la relazione
evita di far sentire il bambino giudicato o “sotto esame”
È utile presentare l’incontro come un momento di conoscenza, non come qualcosa che il bambino deve “superare”.
Nel lavoro con i genitori suggerisco spesso alcune frasi brevi che aiutano i bambini a sentirsi più tranquilli.
Ricordiamo che a questa età i bambini hanno bisogno soprattutto di prevedibilità e sicurezza.
A volte, senza volerlo, gli adulti utilizzano frasi che possono aumentare l’ansia del bambino.
È preferibile evitare affermazioni come:
“Hai un problema e dobbiamo portarti dalla psicologa.”
“Se continui così ti porto dallo psicologo.”
“La dottoressa ti dirà cosa devi fare.”
Questi messaggi rischiano di far percepire l’incontro come una punizione o un giudizio sul comportamento.
L’obiettivo invece è trasmettere l’idea che chiedere aiuto è una cosa normale e che esistono adulti il cui lavoro è aiutare i bambini a stare meglio.
Può succedere che il bambino reagisca con un rifiuto:
“Io non ci voglio andare.”
Nella maggior parte dei casi non si tratta di una vera opposizione, ma della naturale diffidenza verso qualcosa di nuovo.
In queste situazioni è utile mantenere un atteggiamento calmo e proporre l’incontro come un’occasione per conoscersi.
Ad esempio si può dire:
“Possiamo andare solo a conoscerla e vedere com’è.”
Oppure:
“Proviamo ad andarci qualche volta e poi vediamo insieme se ti è piaciuto.”
A volte propongo ai genitori anche una formula molto concreta per i bambini:
“Facciamo tre incontri per vedere se ci piace e se la trovi simpatica, poi decidiamo.”
Questo approccio aiuta perché:
riduce la sensazione di obbligo
rende l’esperienza limitata nel tempo
fa sentire il bambino coinvolto nella decisione
Molti bambini accettano più facilmente quando percepiscono che si tratta di provare e vedere com’è.
I bambini sono molto sensibili al clima emotivo degli adulti.
Se i genitori presentano l’incontro con tranquillità e naturalezza, il bambino tenderà a viverlo nello stesso modo. Se invece percepisce tensione o preoccupazione, potrebbe interpretare la situazione come qualcosa di problematico.
Per questo motivo, nel lavoro di parent training, invito spesso i genitori a considerare il primo incontro con lo psicologo come un’opportunità di conoscenza, non come un intervento “riparativo”.
Molti bambini, dopo il primo momento di esitazione, scoprono che quello spazio può diventare un luogo sicuro dove giocare, raccontarsi e sentirsi compresi.
In sintesi, quando si parla a un bambino della psicologa è utile ricordare tre principi semplici:
usare parole chiare e concrete
presentare l’incontro come uno spazio di gioco e conoscenza
mantenere un atteggiamento sereno e rassicurante
Spesso è proprio il modo in cui gli adulti introducono l’esperienza a determinare come il bambino la vivrà.
Se ti stai chiedendo se tuo figlio potrebbe beneficiare di un supporto psicologico, oppure se stai vivendo difficoltà educative o emotive nella gestione quotidiana, parlarne con uno psicologo può essere un primo passo utile e rassicurante.
Attraverso incontri di consulenza e percorsi di parent training, è possibile aiutare i genitori a comprendere meglio i bisogni emotivi dei bambini e a trovare strategie efficaci per accompagnarli nella crescita.
Se desideri maggiori informazioni o vuoi prenotare un primo colloquio, puoi contattarmi QUI o su whatsapp. Insieme valuteremo il modo più adatto per sostenere il benessere di tuo figlio e della tua famiglia.